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Notre Dame: quando la Luce vince sul male

Un altro importante punto di luce della Terra è stato colpito dalle forze oscure… è questo il primo pensiero che ho avuto quando ho visto Notre Dame de Paris bruciare.

Edificata a partire dal 1163 sotto il vescovato di Maurice de Sully, sui resti di un antico tempio pagano dedicato a Giove, Notre Dame de Paris è una delle cattedrali templari più conosciute al mondo, sia per la sua magnificenza artistica che come simbolo storico della capitale francese. In quegli stessi anni operava a Parigi anche l’abate Suger, responsabile della costruzione dell’Abazia di Saint-Denis; egli scrisse due opere in cui rivelava i significati della nuova estetica gotica e di un nuovo modo di intendere la simbologia della luce all’interno dell’architettura. Nel pensiero dell’abate, la bellezza materiale si rivela come veicolo di beatitudine spirituale e l’universo viene inteso come un’armonia di molti colori. L’elemento dominante nella cattedrale gotica secondo Suger era proprio la luce che, penetrando dalle ampie vetrate colorate, generava un’idea di miracolosa visione: la luce colorata infondeva gioia e vivacità e proiettava i fedeli in un’atmosfera trascendentale.

Sempre negli stessi anni, l’Ordine dei Cavalieri Templari ascendeva di importanza e potere in tutta Europa e grazie al loro contributo sorgevano le più importanti cattedrali gotiche. Grazie alla costruzione di questi edifici, i Templari tracciarono sull’Europa una croce di luce, disponendole sulla Linea di San Michele e su di un asse zodiacale che segna il cammino per Santiago de Compostela, oltre che su un diagramma che riproduce la costellazione della Vergine nell’area dell’Ile de France e della Normandia. È noto che i Templari scegliessero accuratamente i luoghi dove costruire le cattedrali e che non lasciassero niente al caso. Le pareti laterali sono sostenute da contrafforti esterni che servono per spingere il peso verso l’alto e rendere la struttura proiettata verso il cielo. Inoltre, entrando attraverso il portone della facciata principale, il fedele inizia il suo cammino iniziatico di trasformazione spirituale ed elevazione verso la sua anima: attraversa tutta la navata principale fino a giungere all’altare, dove immola sé stesso per liberarsi come anima.

Come altre cattedrali Templari, Notre Dame de Paris è dedicata alla Vergine Maria, Nostra Signora, e sorge in corrispondenza a uno dei suddetti nodi di luce della Terra; disposta con l’abside rivolto a est, verso la luce, con pianta a croce latina, svetta verso il cielo come a volere unire simbolicamente Cielo e Terra, e funge da tramite per l’uomo che ivi si reca a pregare, diventando veicolo di significati spirituali sul percorso iniziatico dell’uomo verso la luce e verso Dio, celati nelle loro stesse architetture e decorazioni, secondo un codice appartenente alla tradizione massonica, alchemica ed esoterica. Nel complesso tutta la cattedrale riporta alla dottrina alchemica della materia-mater elementare: attraverso la Vergine Madre il Principio Creatore si manifesta. Nella tradizione esoterica, sotto l’influsso della Vergine si riconosce la vita, si esprime la funzione più elevata della materia che è di proteggere, nutrire e infine rivelare la realtà spirituale celata in essa. Rappresenta la Vergine Madre che dà quanto occorre per manifestare in modo mentale, emotivo e fisico la divinità nascosta ma sempre presente. La costellazione della Vergine ha tra i suoi reggenti proprio Giove. Dall’incontro tra la materia perfezionata (Madre) e la volontà dello spirito (Padre), nasce la Vita-Amore, intesa come l’esperienza attraverso la quale l’Anima si rivela progressivamente.

Molte cose si potrebbero ancora dire su Notre Dame de Paris, ma voglio porre l’attenzione in particolare sul fattore LUCE e su tutti i simbolismi, più o meno celati in essa, che a ciò rimandano. Una cosa che mi ha sempre colpito e che la accomuna ad altre cattedrali gotiche, è la facciata principale: le linee essenziali ricordano in modo stilizzato la lettera H. Le due torri, apparentemente simili, sono unite al centro da un camminamento che può essere letto come l’unione tra Cielo e Terra; inoltre l’H, la Eta greca, è anche l’iniziale del dio Helios, rappresentato da un carro di luce e fuoco: la luce che permea il sito dove sorge.

Ecco perché la mia prima sensazione nel vedere il rogo è stata quella di un volontario attacco per abbassare le frequenze di quel posto specifico e di tutta la Terra, fosse altro per lo sconforto che ha generato. Prima per la perdita inestimabile del soffitto ligneo, in parte ancora del XIII secolo, poi l’impotenza di fronte a questo scenario e la retorica generatasi nei giorni successivi, dopo la discussione sui soldi raccolti in così pochi giorni per la ricostruzione: polemiche sterili che portano solo ad alimentare discordia e ad abbassare la frequenza terrestre pronta ad elevarsi grazie anche all’imminenza della Pasqua. Perché bisogna ricordare che il rogo si è generato il lunedì della Settimana Santa. E sarà forse un caso che solo pochi giorni prima fossero state tolte per il restauro le statue dei 12 apostoli poste sulla guglia crollata e che tra le reliquie salvate ci siano la corona di spine, un chiodo della passione di Gesù e un frammento della croce lignea? Con il calore sprigionatosi nell’incendio possiamo davvero parlare di miracolo quando pensiamo al fatto che il gallo di piombo che le conteneva sia rimasto intatto e che l’organo a 132 registri e 8000 canne, il secondo più grande della Francia si sia salvato e che con le opportune cautele e restauri potrà essere recuperato. L’organo è lo strumento per eccellenza usato per elevare i canti più sacri. Inoltre si sono salvate tutte le statue raffiguranti la Vergine Madre, le vetrate e la struttura perimetrale della stessa cattedrale e non per ultimo il gruppo scultoreo della pietà posto sotto l’arcata centrale dell’abside, raffigurante Gesù deposto dalla croce, sopra il quale si erge la croce dorata divenuta simbolo dei resti del rogo.

Quindi le forze oscure non sono riuscite nel loro intento, perché se questi piccoli frammenti di luce sono ancora intatti significa che le tenebre non possono sconfiggere la luce. Quel canale di luce potrà essere stato ferito, ma non distrutto. L’Umanità riuscirà a sconfiggere quanto di più oscuro aleggi sulla nostra Terra. Che questo ci aiuti a riconoscere e coltivare la luce dentro noi stessi, andando oltre noi stessi.

Articolo di: Francesca Frizzon e Luca Galeotti per Rip Arte e Cultura

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