Alimentazione & Stile di vita, Attualità

Pare sia in arrivo un massiccio attacco di specie aliene da Suez

coastal-landscape-501138_640Il Canale di Suez è un canale artificiale situato in Egitto che permette la navigazione dall’Europa all’Asia senza dover circumnavigare l’Africa.

Il canale è stato realizzato dal francese Ferdinando de Lesseps su un progetto dell’ingegnere trentino Luigi Negrelli; aperto il 17 novembre 1869, al momento della sua costruzione misurava 164 km di lunghezza, 8 m di profondità, 53 m di larghezza e permetteva il passaggio di navi con pescaggio massimo di 6,7 m.

Nel 2010, in seguito ai lavori di ampliamento il canale è arrivato a misurare 193,30 km di lunghezza, 24 m di profondità, 205/225 metri di larghezza e a consentire il passaggio di navi con pescaggio massimo di 20,12 m. Ma ora, secondo quanto annunciato l’estate scorsa dal presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi, fra non molto il Canale di Suez sarà raddoppiato.

Questo naturalmente, oltre a rappresentare per l’Egitto un investimento economico molto importante, comporterà non pochi problemi all’ecosistema dell’intero Mediterraneo. Ampliando il canale infatti, numerose specie aliene finiranno per trasferirsi in zone dove madre Natura non aveva preventivato la loro presenza, e questo si rifletterà inevitabilmente sulla salute dell’ambiente, oltre che sulla catena alimentare umana e animale.

L’allarme è stato lanciato dal LUNC, l’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura, che ha inviato una lettera al commissario europeo all’ambiente, affinché faccia pressione perché l’Egitto adotti misure di contenimento per tutte quelle specie aliene che finiranno per spostarsi in zone del Mediterraneo dove non dovrebbero essere, causando effetti disastrosi alle altre specie e al delicato ecosistema marino.

In realtà, complici gli effetti dei cambiamenti climatici, i trasporti marittimi, l’acquacoltura e più in generale l’arroganza con cui noi esseri umani ci rapportiamo all’ambiente in cui viviamo, l’invasione aliena nel Mediterraneo è già in corso da molti anni, sono infatti centinaia le specie di pesci e vegetali marini che non dovrebbero trovarsi dove sono, e che stanno tutt’ora compromettendo l’ecosistema del Mare Nostrum.

Per citarne solo alcuni, in prima linea con baionetta innestata, nell’avanguardia di questo assalto, troviamo il Lagocephalus sceleratus meglio noto come pesce palla argenteo, che è tossico e quindi molto pericoloso per la salute di chi, involontariamente, se lo dovesse trovare in tavola.

Poi c’è la Rhopilema nomadica, una medusa con un diametro che può arrivare fino a 50 centimetri, che nel Mediterraneo orientale si sta facendo una pessima fama per aver provocato danni a pescatori e attività turistiche, oltre che aver intasato condutture. Inoltre non dimentichiamo almeno dieci specie di gamberi alieni che stanno predando le nostre mazzancolle, e il pesce coniglio Siganus luridus, che ha fatto piazza pulita di alghe su chilometri di fondali in Turchia, ed è dotato di spine pungenti e velenose.

Quindi che fare? Di certo ora si potrebbe aprire un interessante dibattito su quali siano i diritti e doveri di noi tutti, in quanto appartenenti alla stessa famiglia umana, e questo al di la dei confini tracciati sulle mappe dopo secoli di lotte, di barriere mentali frutto dell’egoismo, e di tutto quello che il pensiero umano ha creato per categorizzare, dividere, e in ultima analisi, trovare scuse per giustificare il voler ottenere un proprio vantaggio personale, o per il gruppo settario a cui ha deciso di appartenere. Naturalmente non lo farò, se no rischiamo di finire a parlare di altro, mentre noi stiamo cercando affrontare nel concreto il problema delle specie aliene nel Mediterraneo.

La cosa che mi ha colpito di questa notizia è che il LUNC non si è limitato a mandare una lettera al commissario europeo all’ambiente, i suoi scienziati si sono offerti di aiutare l’Egitto a trovare una soluzione naturale per risolvere la questione; in passato infatti, il Canale non rappresentava un grosso problema dal punto di vista delle migrazioni aliene perché la sua salinità fungeva da barriera naturale, ma attualmente questo schermo si è diluito, quindi la proposta è quella di ricrearla in modo da evitare l’invasione.

Speriamo che il problema sia risolto attraverso la cooperazione e la scienza, perché non si può che sperare in un futuro, dove caduti i confini, gli uomini collaborino saggiamente come fratelli per preservare e far crescere il nostro Pianeta attraverso modelli di sviluppo eco sostenibili grazie ad una scienza avanzata in grado di soddisfare tale necessità.

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