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Per un piatto di byte

Si chiama Sproutling Baby Monitor, costa 299 dollari, pari a circa 220 euro, ed è un braccialetto da far indossare al proprio bambino mentre dorme. Segnala quando il bambino cambia posizione, se sta cadendo dal letto o se i suoi battiti cardiaci stanno aumentando. Ecco la descrizione del suo utilizzo: “Se il bimbo piange e il monitor indica un’elevata temperatura nella stanza, sarà inutile cullarlo e farlo rotolare sul letto, se invece è un po’ arrabbiato o spaventato, allora non diamo la colpa alla luce nella stanza se il bimbo non riesce a calmarsi”.

Dalla camera alla cucina: troviamo un altro dispositivo, una pentola che segnala quando intervenire per non bruciare ciò che è in cottura o se la temperatura giusta è stata raggiunta.

In soggiorno un robot fa le pulizie.

La tecnologia arriva anche al ristorante: è stato da poco inaugurato il Ford social resturant “dove è possibile mangiare twittando, mentre sullo schermo scorrono le immagini della nuova puntata di MasterChef”.

In ambito sanitario, una delle ultime invenzioni è il tatuaggio elettronico da applicare sulla pelle (non è permanente), costituisce un’interfaccia tra medici e macchinari e come un chip contiene molte informazioni relative al quadro sanitario del paziente.

Un’altra App ricorda invece di non dimenticare portafoglio e chiavi dell’auto… C’è poi l’ombrello intelligente che rileva le informazioni meteo e una serie di altre trovate tecnologiche.

A questo punto, visto l’iperbole a cui siamo difronte, c’è da chiedersi come si ridurrà l’intelligenza umana, confinata da un lato a programmare surrogati tecnologici a cui delegare le sue naturali funzioni e dall’altro a fruire passivamente degli stessi?

Tutte queste invenzioni infatti assolvono ad azioni e compiti connaturati a noi esseri umani e sostituiscono la nostra stessa presenza attiva, fatta soprattutto di sensibilità, intuito, esperienza.

Come diventeremo senza la nostra imprevedibilità, le dimenticanze, gli sbagli, le prove, la capacità di improvvisare, di creare alternative… e il valore delle nostre conoscenze che cresce e si perfeziona proprio con la pratica e che per questo ci rende unici? E i nostri rapporti? Fatti di contatto, ascolto e dedizione…

Come diventeremo, se permettiamo che la tecnologia diventi protagonista del nostro quotidiano, ridotti a visionare tutto il giorno uno smartphone?

I sostenitori ritengono che avremo più tempo, ma per cosa? Risucchiati in un mondo virtuale, sempre più anestetizzati e confusi tra realtà e finzione.

Il vero progresso non sarebbe spartire equamente le ricchezze del Pianeta, garantire istruzione, salute, cibo sano per tutti? Non sarebbe abolire la guerra?

Perché ci ostiniamo a ritenere un’illusione un mondo condiviso, fatto di pace, gioia e benessere?

Non abbiamo ancora capito che stiamo svendendo la nostra umanità per un piatto di byte?

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    Per un piatto di byte

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