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Caccia: Il piombo sarà rimosso da tutti i proiettili

Entro il 2017 il piombo dovrà essere rimosso da tutti i proiettili da caccia, al suo posto munizioni composte da leghe non tossiche.
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Una decisione a dir poco straordinaria, ma il piombo non è l’unico ad essere finito nel mirino della COP11, ovvero l’undicesima conferenza delle Parti della Convenzione per le Specie Migratrici, che si è recentemente svolta in Ecuador, anche il Diclofenac ad uso veterinario sarà vietato.

Quindi piombo addio perché tossico per l’ambiente, gli animali e gli esseri umani, e basta anche con il Diclofenac, il famoso antiinfiammatorio ad uso veterinario mortale per gli avvoltoi e i grandi rapaci che lo assumono involontariamente quando si cibano di carcasse o prede vive.

“E’ un risultato straordinario, frutto dell’impegno dell’intera comunità ambientalista internazionale. Noi l’abbiamo sostenuto con lettere, pressioni, documenti, rivolti tanto alle autorità italiane quanto alla Commissione europea. Ne trarranno giovamento gli uccelli migratori, la natura e agli esseri umani. Ringraziamo anche l’Ispra e il nostro Ministero dell’Ambiente”, ha commentato Fulvio Mamone Capria, il presidente di Lipu-Birdlife Italia.

Ma se da un lato animalisti ed ambientalisti gioiscono per il risultato che con giusta ragione viene definito semplicemente straordinario, dall’ANPAM, l’Associazione Nazionale dei Produttori di Armi e Munizioni Sportive e Civili, già sale un grido di protesta giustificato a detta loro da una mancata valutazione di alcune considerazioni tecniche, come ad esempio l’impatto economico ed occupazionale che tale decisione comporterà.

Legittime preoccupazioni, soprattutto in un epoca come questa, comunque non dimentichiamo che lo Stato dovrebbe provvedere affinché tutti i suoi cittadini possano avere una istruzione, un lavoro, un reddito garantito e una vita sana, mentre per quanto riguarda la caccia, si il risultato è straordinario, ma visto quello che tale pratica comporta, al di la dei proiettili in piombo e del Diclofenac, è ora che ci diamo un taglio a voler giustificare come hobby o attività necessaria l’uccidere per divertimento degli esseri viventi.

Scrivendo mi viene ad esempio in mente la brutale pratica ancora largamente diffusa nel nostro Paese delle esche vive, ovvero l’utilizzo di uccelli selvatici accecati e rinchiusi in gabbie per attirare prede con il loro richiamo. Dai ragazzi basta con la caccia e con le armi, potete sempre darvi al soft air o al tiro sportivo su sagome di cartone, e se il problema è il proliferare di specie invasive o la cura dell’ambiente, avete ragione e possiamo collaborare, ma abbiamo il dovere di studiare soluzioni che escludano la brutalità come punto imperativo in ogni azione che compiamo verso la Natura e la Vita, qualsiasi forma essa abbia.

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