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La privacy è finita, è arrivato lo smartwatch che ci controllerà

Foto smartwatch dal link www.lineanews.it

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Il progetto di trasformare l’essere umano in una macchina procede a grandi falcate, basta guardarsi attorno ed osservare come conduciamo le nostre vite, alle prese con una tecnologia che possiede una profonda avversione per l’umanità. Stiamo diventando automi che si muovono percorrendo binari prestabiliti, costantemente impegnati in situazioni, molte delle quali inutili, solo per placare ansie che vengono alimentate da forze aliene a questa umanità, così da divenire semplicemente produttori di energia, pile ricaricabili in ultima analisi.

La Gran Bretagna, patria della rivoluzione industriale, è all’avanguardia in questo campo, infatti, da qualche mese, i lavoratori dei depositi della Tesco, sono controllati attraverso uno smartwatch che permette al datore di lavoro di controllare le attività di produzione e di ubicazione del lavoratore. In poche parole addio privacy visto che gli addetti al controllo potranno sempre sapere cosa accade, dove e quando. Siamo in presenza di una erosione dei diritti dei lavoratori, i quali, attraverso questa tecnologia indossabile (wearable technology), saranno costantemente monitorati da una specie di Grande Fratello.

L’umanità viene sempre più percepita come un pericolo per le forze aliene che vogliono snaturarla per i loro profitti. Le emozioni non servono, sono solo un impedimento, meglio inibirle o resettarle del tutto, perché per produrre non servono tanti fronzoli, semplicemente bisogna divenire degli automi così da migliorare la postura e la concentrazione, come riscontrato da un progetto condotto dalla Goldsmiths, University of London, dopo aver monitorato 120 impiegati di una media company che utilizzavano le tecnologie indossabili.

Questa è una tecnologia che, come tutte quelle che il “progresso” ci sta imponendo, fagocita dati e informazioni sensibili degli esseri umani, infatti questo smartwatch è in grado di monitorare le funzioni vitali degli operai, soprattutto a livello cardiaco, ma in questo modo, il datore di lavoro potrà venire a conoscenze di tutti i problemi di salute del lavoratore. La salute rappresenta un cavallo di troia per farci accettare tutto questo, la paura di ammalarci ci fa divenire complici di questo processo di disumanizzazione.

Le paure ci vengono insufflate in ogni modo, alimentando un bisogno di controllo che dovrebbe servire a limitare i loro effetti, mentre invece provoca la discesa in campo di forze che dovrebbero sanare tutto questo, ma accade esattamente il contrario, perché sono le stesse forze che mettono in moto questo meccanismo che poi giungono con la “soluzione” monitorandoci in ogni frammento della nostra esistenza, naturalmente per il nostro bene.

Stiamo delegando le nostre vite alle macchine con l’illusione che siano loro a fare il lavoro sporco, mentre invece sta accadendo esattamente il contrario. L’umanità sta diventando una bassa manovalanza, trattata come un soggetto incapace di intendere e di volere, alla quale vengono dati continui giochini sui quali agire compulsivamente, una tecnologia che deve essere assorbita, così da divenire un insostituibile prolungamento della nostra esistenza.

Tutto questo serve ad implementare ulteriori forme di controllo, fornendo alle macchine dati sensibili così da creare una mappatura dell’essere umano, il quale non deve avere più segreti, divenendo un automa che esegua semplicemente degli ordini senza quelle noiose e fastidiose emozioni che tanto disturbano le macchine aliene che vogliono impadronirsi dell’umanità.

Fonte: Articolo di Marta Serafini

pubblicato sul Corriere della Sera del 10 ottobre 2014

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