REGIONE EMILIA ROMAGNA-UNA ECCELLENZA DEMOCRATICA-

Negli anni 2017/ 2018 dell’era democratica emiliana capita che :

 

  • un gruppo di persone riunite in una associazione culturale senza scopo di lucro chiamata Riprendiamoci il Pianeta affitta una sala cinematografica per proiettare un documentario, paga l’affitto, ma a pochi giorni dalla proiezione, la proprietà del locale scopre che quel titolo non le sta bene, disdice il contratto e restituisce il bonifico. La proprietà è la Curia di Carpi, quindi pensiamo sia un problema ecclesiastico.
  • Ci rivolgiamo quindi ad una sala decisamente laica e si ripete la stessa scena: appena pubblicata la pubblicità dell’evento, il locale viene bersagliato da pesanti intimidazioni tanto che è costretto a ritirare la sua disponibilità, annullando l’evento.
  • Pensiamo sia una questione di provincia e ci spostiamo in città: si alza decisamente il compenso economico richiesto, decidiamo di pagare l’onerosa cifra richiesta, ma il titolo del documentario produce ugualmente lo stesso effetto: NIET- NIET/NEIN/ NEIN – NIENTE DA FARE-
  • Nessuna sala cinematografica della città di Modena accetta di affrontare l’opinione pubblica corrente, proponendo la tesi di una parte rilevante della scienza medica, che valuta differentemente un problema sanitario, rispetto alla tesi adottata al riguardo dalla politica sanitaria regionale.

 

Siamo una associazione culturale, la nostra finalità è quella di promuovere cultura, di proporre stimoli di riflessione, di allargare la visione mentale prendendo in considerazione tutte le ipotesi; vogliamo promuovere confronto, discussione, conoscenza approfondita e consapevole e ci ritroviamo additati come fossimo “cospiratori” “ rivoluzionari”, censurati con una tale sistematicità e con una tale rigore che non finisce di stupirci e di suscitare in noi domande inquietanti:

“ …ma non eravamo la Regione più all’avanguardia d’Italia?”

“ …non eravamo evoluti, democratici oltre misura, esempio di cooperazione, di apertura mentale, di innovazione, di…chi più ne ha, più ne metta, tanto che anche la Lorenzin, ultima arrivata sul suolo emiliano, non ha sfoggiato altro che la parola “eccellenza”, parlando di noi?”

“E come abbiamo fatto, con tutto questo po-po di storia a finire nella censura ad oltranza?”

 

Riprendo il racconto che non è finito:

 

-Ci spostiamo con la richiesta di far vedere il documentario nei piccoli paesi dell’appennino: apriti cielo! Nessuno si vuole prendere la grave responsabilità di far vedere un documentario alla gente, né i Comuni, né l’unica struttura cinematografica ancora esistente, isolata sotto i monti. Il documentario che proponiamo è VAXXED– il film che non vogliono che tu veda- ed è talmente vero e radicale questo divieto che si estende fino alle altezze del Cimone e del Cusna.

 

-Siamo costretti a ripiegare su di una pellicola minore “Il Ragionevole Dubbio”, vedibile grazie all’eroica scelta del gestore di un ristorante di Montefiorino di Modena, 1° repubblica partigiana d’Italia, medaglia d’oro della Resistenza, unico cittadino emiliano che ha onorato la storia del paese a differenza del Comune che si era rifiutato.

 

Poi la censura ha preso altre strade, intervenendo imperterrita in ogni situazione di apertura alla conoscenza.

Abbiamo stipulato un regolare contratto con una ditta che gestisce la pubblicità sui bus di Modena: 10 bus x 15 giorni dovevano portare nello spazio posteriore questo manifesto

Firmato il contratto, pronti i file, il consiglio di amministrazione della SETA non accetta i poster e costringe l’agente ad annullare il contratto. Sollecitati non offrono alcuna spiegazione: il cittadino emiliano deve leggere sui bus ad esclusivo discernimento dell’azienda, che decide a suo insindacabile giudizio ciò che il cittadino può o non può leggere sugli autobus pubblici che interessano la cittadinanza nel suo complesso.

 

– Abbiamo ripetuto l’operazione nella città di Reggio Emilia: stesso diniego non motivato e assoluto.

 

Forse la Regione Emilia Romagna è bene che recuperi un po’ di memoria storica, forse è bene che si chieda dove sta andando e si ricordi da dove era partita.

 

Il 10 ottobre del 1928, Mussolini, davanti ai direttori dei giornali italiani, pronunciò un celebre discorso sulla funzione del giornalismo italiano e la sua libertà.

Ecco qualche eloquente squarcio di quella mentalità:

In un regime totalitario, come dev’essere necessariamente un regime sorto da una rivoluzione trionfante, la stampa è un elemento di questo regime, una forza al servizio di questo regime.

 

(…) La stampa più libera del mondo intero è la stampa italiana. (…)  Il giornalismo italiano è libero perché serve soltanto una causa e un regime; è libero perché nell’ambito delle leggi del regime può esercitare, e le esercita, funzioni di controllo, di critica, di propulsione.

 

Io considero il giornalismo italiano fascista come un’orchestra. Il “la” è comune. E questo “la” non è dato dal Governo attraverso i suoi Uffici Stampa, sotto la specie dell’ispirazione e della suggestione davanti alle contingenze quotidiane; è un “la” che il giornalismo fascista dà a se stesso. Egli sa come deve servire il regime. La parola d’ordine egli non l’attende giorno per giorno. Egli l’ha nella sua coscienza. La stampa nazionale, regionale e provinciale serve il Regime illustrandone l’opera quotidiana, creando e mantenendo un ambiente di consenso intorno a quest’opera… ”

Nel 2018 la Regione Emilia Romagna ha superato le aspettative dell’era fascista: qualunque agenzia di informazione, oltre ai giornali, si uniforma pedissequamente, senza opporre alcuna resistenza, senza domande, senza ripensamenti e senza dubbi alle direttive di regime e il “ la”, quella parola d’ordine che serve il regime, che ubbidisce alle direttive della Lorenzin e di Bonacini, mantenendo una ambiente di consenso intorno alle loro opere, una buona maggioranza di emiliani ce l’ha insito nella Coscienza. Non è un caso che la Lorenzin abbia scelto questa terra come terreno di prova delle sperimentazioni sanitarie sui bambini e come suo ambiente ideale di elezione. Qui c’è una atavica adesione al partito-istituzione che si prende cura del cittadino e supporta tutti i suoi bisogni dalla culla alla morte a suon di propaganda; tutto fumo e niente arrosto…ma tutto va bene finchè si crede bene! L’importante è non rendersene conto, continuare a crederci e continuare a scambiare la propaganda per cultura!

Ecco perché un documentario può essere più pericoloso di una bomba e un manifesto non deve essere visto! Dormite Emiliani, sperate in loro, lasciateli fare indisturbati, non chiedete e non ponetevi domande, fate quello che vi dicono non ponete resistenza; il/ i partiti, insieme ai loro partners, le multinazionali, vi ringraziano e continuano a sperare in voi e nella vostra spontanea, indiscussa adesione alle loro esigenze. Che pacchia! Come sono comodi questi cittadini emiliani: c’è chi sorride estasiata, ha trovato la sua fortuna!

 

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