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Russia e Ucraina, tutto ruota attorno al pretesto del gas

Gazproms-2010-net-income-beat-Exxon-Chevron.2Nella parte orientale dell’Ucraina continuano i combattimenti e la crisi non conosce sosta, anche se con una certa dose di assuefazione da parte di Stati Uniti e Russia. Il gas è sempre al centro di questa guerra civile, una specie di mina che i contendenti si passano continuamente cercando farla scoppiare nel campo avverso.

La situazione vive uno stallo, ma un paio di giorni fa, il colosso energetico russo Gazprom ha compiuto una prova di forza bloccando le forniture di gas destinate a Kiev. L’UE si è spaventata davanti alla possibilità di una chiusura dei flussi che alimentano per il 15% le industrie e i sistemi di riscaldamento europei.

Il problema è sempre quello, ed è rappresentato dal fatto che l’Ucraina non ha ancora pagato il suo debito di 5 miliardi di dollari, e quindi potrà avere il gas solo in caso di pagamento anticipato. Inoltre l’Ucraina dipende totalmente dal gas russo, e potrebbe trovarsi in netta difficoltà a breve, anche se in Ucraina fanno sapere di avere i serbatoi pieni e di non correre rischi.

Tutti tranquilli, se non fosse che già nel 2006 e nel 2009, l’Ucraina si ritrovò a fare la “cresta” sul gas, prelevandolo dalle condutture che passano dal suo territorio, e che riforniscono Italia, Austria, Slovenia e Bulgaria, come riportato dal quotidiano la Repubblica. La compagnia ucraina Naftogaz dice che non ci sono problemi, ma perché non dovrebbero riaccadere le stesse cose? Siamo in una fase di rottura, indispensabile a questo punto per togliere lo stallo.

Intanto continua la guerra civile nella parte orientale dell’Ucraina, dove Mosca ritiene che sia in atto una aggressione alle minoranze russe. La Russia cerca di coinvolgere l’Occidente per mantenere alta la tensione, probabilmente alimentando pretesti che addossino ad altri la responsabilità della guerra. L’Ucraina da parte sua si comporta allo stesso modo, cercando di sollecitare quegli aiuti promessi dall’UE, che al momento sono giunti sotto forma di briciole.

Come la mettiamo a questo punto? Nessuno vuole cedere e la “malattia” si incista sempre più. La situazione è ormai insostenibile, con il rischio che parta un “embolo”, un pretesto come è sempre stato in caso di guerra. Le risorse energetiche sono una buona giustificazione per far scoppiare una guerra, d’altra parte ogni missione di “pace” è sempre andata in questa direzione.

Non aiuta la misteriosa esplosione di un gasdotto che porta il metano russo dalla Siberia all’Unione europea. La deflagrazione è avvenuta nella regione di Poltava, nell’Ucraina centrale, quindi in una zona che non è teatro di combattimenti, e non è ancora chiaro cosa l’abbia provocata.

Il ministro dell’Interno ucraino Arsen Avakov sostiene che la pista terroristica sia attendibile, puntando il dito contro il Cremlino, e asserendo che il sabotaggio rappresenta un ennesimo tentativo di screditare l’Ucraina.

La situazione è ormai tesa allo spasimo, e la guerra sempre più vicina. In ogni caso dal vaso di Pandora uscirono tutti i mali, ma rimase al suo interno Elpis, la speranza… in questo caso ne serve tanta, nella “speranza” che basti.

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