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Schettino alla Sapienza: ma dei veri problemi dell’Università italiana ne vogliamo parlare?

Schermata 2014-08-07 alle 17.08.55Francesco Schettino, l’ex comandante della Costa Concordia, nel cui naufragio hanno perso la vita 32 persone, ha dato la sua versione dei fatti agli iscritti ad un Master universitario.

Che l’Università italiana fosse un po come il Titanic lo sapevamo, e visto che per ogni nave che si rispetti ci vuole un capitano, Schettino è salito in cattedra alla Sapienza per un breve intervento tecnico sulla sua esperienza.

E’ successo davvero, esattamente il 5 luglio scorso durante il seminario “ Dalla scena del crimine al profiling”, organizzato nell’ambito del Master in Scienze criminologiche e psicopatologico forensi della facoltà di Medicina dell’Università La Sapienza di Roma.

Così, dopo poco, la tempesta perfetta non ha tardato ad abbattersi ancora una volta su capitan Schettino, che di certo non è ne un santo ne un poeta, solo un marinaio che da un po di tempo naviga nell’oceano mediatico italiano attraccando dove capita, a volte in qualche aula di tribunale altre volte in un party esclusivo, non importa, ovunque vada il capitano c’è sempre un gran rumore.

Il Rettore si è scagliato contro il professore che ha invitato lo scomodo ospite, il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini ha dichiarato:” la partecipazione di Schettino è un fatto sconcertante”, il web è in fiamme e molti giornali hanno aggiunto legna al rogo mediatico, dal quale il tristemente noto capitano italiano si è difeso tramite il suo legale :”Ribadisco che il mio è stato un intervento tecnico sulla scorta delle mie conoscenze e della professionalità acquisita in tanti anni di servizio”.

Insomma un gran caos, e bisogna ammettere che chi si è indignato per la partecipazione dell’ufficiale ad un Master universitario non ha tutti i torti, purtroppo però, ancora una volta quando si parla di Università, si discute troppo di argomenti come questo: scandali passeggeri ed assolutamente ininfluenti dal punto di vista della concreta risoluzione dei problemi degli atenei italiani.

O forse, ancor peggio, siamo un Paese che si è molto indignato per l’intervento di Schettino alla Sapienza, ma non trova abbastanza scandaloso lo stato precario e ridotto delle risorse universitarie, che non si arrabbia davvero per i miseri stanziamenti alla ricerca, che non riflette doverosamente sull’esiguo numero di laureati rispetto all’UE, e che tarda a fare una seria riflessione sulla mancanza di corsi di livello terziario, cioè le lauree di carattere professionalizzante.

L’Italia è un paese in cui i giovani ricercatori, ma non solo loro, sono in fuga da un sistema che non lascia spazio alla crescita personale, che non permette ad un ragazzo di vivere e di guadagnarsi l’indipendenza economica in modo sano e costruttivo per la società. L’Italia è un paese che sta morendo, cannibalizzandosi a partire dalle sue nuove generazioni disperate, schiacciate sotto le scarpe di chi dice di aver fatto il 68 e ora blocca le energie dei giovani, blocca il il futuro.

Altro che Schettino, in un Paese normale la sua vicenda si sarebbe già risolta, ma non in Italia; noi qui siamo sul Titanic.

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