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Scorie radioattive nelle campagne di Siracusa

Lepre in un prato a Lentini (SR)

Lepre in un prato a Lentini (SR)

Ma quante scorie radioattive sono sepolte in Italia? Le verità che emergono al riguardo rappresentano certamente una minima parte di questo scempio, un crimine compiuto ai danni dell’umanità che non conosce sosta, alimentato da una omertosa avidità che non tiene conto di un senso civico ormai in fin di vita. La conseguenza di questi crimini è l’aumento costante dei tumori sul territorio nazionale.

Questa volta parliamo della zona di Siracusa, località che sta scalando le classifiche per quanto riguarda la quantità di tumori rilevati, più 14% rispetto alla media nazionale, cifra che, probabilmente è errata per difetto, sospettando cifre ancora più inquietanti in questa terra nella quale sono assenti le industrie.

Per capire le cause di questo incremento di patologie tumorali, bisogna fare un salto indietro di trent’anni, come riportato dal quotidiano la Repubblica del 6 marzo scorso, attraverso i racconti di misteriosi traffici di rifiuti tossici gestiti dai clan locali e sotterrati in queste terre. Inoltre, si parla di un aereo statunitense, zavorrato con barre di uranio impoverito, che cadde nel Biviere di Lentini in provincia di Siracusa, e andato in fiamme il 12 luglio del 1984.

Questa storia non è un segreto, gli stessi americani della vicina base di Sigonella, ripulirono subito la zona risarcendo i proprietari dei campi sino a quattro volte il loro reale valore, ma il danno era fatto, e gli effetti ben visibili nel tempo, contribuendo ad innalzare le patologie tumorali. Già nel 1981, lo scienziato americano J. W. Gofman, nel suo libro “Radiation and Human Health”, si poneva la domanda riguardante gli effetti della radioattività sul sistema immunitario dei siciliani di Lentini, dovuto alle scorie nucleari nascoste nel terreno dagli americani.

Nessuno deve sapere dove vengono smaltite le scorie radioattive della base di Sigonella, ma il sospetto che avvenga nelle 27 discariche abusive del territorio è più che fondato. La certezza invece, riguarda le tonnellate di rifiuti tossici provenienti con i Tir e i container via mare dalle regioni del nord negli anni Novanta. Gli stessi cittadini, fermando e fotografando un Tir, lo hanno potuto verificare di persona, che questo carico di morte proveniva dagli ospedali, in questo caso, di Trento, Trieste e Gorizia.

Tutto questo, risalente con certezza agli anni Novanta, e con tanti dubbi per gli anni seguenti, con l’accondiscendenza della autorità locali, certamente ben prezzolate. Malgrado questo, mai un carotaggio è stato fatto, per verificare che cosa celano i terreni, mentre per quanto riguarda gli effetti la situazione è fin troppo chiara. Le inchieste che si è tentato di mettere in piedi si sono sempre arenate e insabbiate, senza mai portare a nulla.

Ora il procuratore Paolo Giordano promette di cambiare marcia, facendo luce su questo crimine, creando un pool che possa investigare sulle scorie radioattive, portando in superficie la verità su questi fatti. Questa storia, come tante altre, ha dell’incredibile, possibile che la vita umana valga così poco? Possibile che i bambini che muoiono di leucemia non riescano a toccare i cuori aridi e spenti di chi pensa solo al proprio profitto a scapito della salute e della dignità umana?

Sento parlare i politici del bisogno di grandi opere, quelle che servono a sviare le reali necessità, grandi perché ci si possa mangiare sopra, grandi perché le bocche da sfamare della malavita sono tante. Grandi opere che, quando giungono al termine, sono già macilenti, dissanguate da questi piranha capaci di spolpare ogni vitalità umana.

Le grandi opere che si dovrebbero realizzare dovrebbero interessare i cuori, operando per il bene comune, tenendo conto dei reali bisogni delle persone, le quali, chiedono solo di vivere con dignità la loro vita, con la possibilità di allevare i loro figli in un ambiente sano, senza vederseli portare via prematuramente. A cosa servono le grandi opere, se non a sospingerci verso bisogni fittizi, quando vengono meno quelli primari, composti da un lavoro in un ambiente sano e sicuro, con la possibilità di coltivare la terra senza ingurgitare veleni, e alimentarsi, sotto tutti i punti di vista, in modo sano?

Nessun risarcimento può valere una vita umana, e in questo mondo sempre più pieno di alieni, vengono toccati ad arte i punti più fragili della natura umana, dove l’avidità e la sete di potere ne rappresentano una piccola parte.

Come si fa a fermare tutto questo? Non lo so, almeno per il momento non possiamo aspettarci cambiamenti radicali, ma sono sicuro che, prima o poi tutto questo avrà fine, che la vita umana sarà preservata.

L’unica possibilità può essere rappresentata dal rimanere umani, cercando di creare nelle nostre piccole vite, ciò che vorremmo accadesse all’intero pianeta: Qualche volta saremo frustrati davanti all’immane quantità di male che si riversa nelle vene della Terra, non importa, continuiamo con tenacia, con tutto l’amore di cui siamo capaci, e alla fine l’umanità risorgerà riacquistando il suo lignaggio.

La vita non può essere spenta, ne ora ne mai.

Fonte: articolo di Alessandra Ziniti pubblicato su la Repubblica del 6 marzo 2015

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