Se Solo Sapessero… Quanta Vita c’è in un’Arnia

Oggi è un giorno triste… nella visita settimanale all’apiario di Albinea (RE) abbiamo trovato un’inaspettata e sconcertante sorpresa. Le api sono state avvelenate!

Subito non te ne rendi conto o perlomeno pensi… non può essere! Apro un’arnia e non c’è nessuno! Penso che forse è sciamata, ma la regina c’è e dico alla mia titolare: “c’è qualcosa che non va, ci sono poche api”. Apro un’altra arnia ed è uguale e allora ti scorre un brivido lungo la schiena e una parola nasce nella mente… avvelenate!

Emozioni contrastanti mi sovrastano… tristezza, sconforto, rabbia, voglia di urlare, ma soprattutto impotenza. Impotenza davanti a quel trattore che anche adesso sta spruzzando veleni, che li ha spruzzati ieri e che li spruzzerà domani. Vorrei andare là da quel trattore e da quel contadino e dirgli: “vieni a vedere; vieni a vedere la tristezza di un’arnia vuota; vieni ad ascoltare il silenzio di un’arnia vuota che è un rumore assordante per il cuore; vieni a vedere le poche api che riescono a tornare, agonizzanti sui coperchi”.

Se solo sapessero quanta gioia e allegria c’è in un’arnia,
se solo sapessero quanta cura hanno per le loro larve,
se solo sapessero quanto lavoro per raccogliere miele e polline,
se solo sapessero che profumo inebriante sprigiona un’arnia,
se solo sapessero quanta vita scorre dentro e quanta ne portano fuori impollinando tutti i fiori che incontrano,
se solo sapessero quanta precisione hanno nel costruire le loro celle perfettamente esagonali,
se solo sapessero quanta dedizione ha la regina nei confronti della sua famiglia tenendola aggregata e deponendo uova tutto il giorno…

…forse cercherebbero altri sistemi per coltivare, forse gli agronomi cercherebbero un’alternativa che per altro potrebbe già esserci, forse la coscienza e l’attenzione verso la natura potrebbe crescere. Ma questo nuovo modo di coltivare, la “rivoluzione verde”, nata nel dopoguerra con l’uso di macchinari, fertilizzanti, diserbanti, pesticidi, siamo sicuri che sia positiva per la nostra salute e per la terra?

Siamo sicuri che la terra sia fertile dopo l’uso massivo di diserbanti? O dopo dobbiamo dargli qualche fertilizzante?
Siamo sicuri che le falde acquifere siano ancora pure?
Siamo sicuri che la zucchina debba essere proprio lucida? Altrimenti non la compriamo?
Siamo sicuri che la mela non possa avere nemmeno una macchiolina?
Siamo sicuri che il prezzo più basso sia quello giusto? Perché significa che un contadino ne guadagna un quarto e un quarto di niente è poco!
Siamo sicuri che veramente non possiamo tornare un attimo indietro e cercare un’agricoltura che rispetti la vita?

Come ad esempio l’agricoltura naturale, alla quale persone come Masanobu Fukuoka, hanno dedicato la propria vita. (1)

La Terra, le Api, noi Esseri Umani non ne possiamo più di questi veleni che ogni giorno ci intossicano! Soprattutto presenti sulle nostre tavole.

Noi siamo ospiti di questa terra e abbiamo l’obbligo di concederle un futuro.

Fonte:
(1) Terranuova.it – I quattro pilastri dell’agricoltura del non fare di Masanobu Fukuoka

Fonte Immagini: Tiziana Sarti

Autore: and
 

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