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Si può fare

cooperazioneCresce in Italia il numero delle persone che hanno smesso di cercare lavoro. Conta tre milioni questo esercito di delusi. Scoraggiati dai tanti tentativi andati a vuoto, molti di loro ritengono che non troveranno più un’ occupazione. Il lavoro è una emergenza nazionale che investe tutte le fasce anagrafiche, anche se i giovani sono i più colpiti. Il movimento 5 Stelle ha messo nel suo programma il reddito di Cittadinanza. Tale provvedimento può avere una funzione sociale se pensato in un’ottica di reinserimento nel mondo lavorativo.

Grillo dal palco di Genova, qualche mese fa, analizzando con spietatezza il crescente numero dei senza lavoro individua nella tecnologia la causa e nel reddito di Cittadinanza l’unica cura possibile. Il pensiero del fondatore del movimento è in sintonia con chi prevede in un futuro prossimo uno scenario apocalittico dove soltanto una fascia della popolazione avrà accesso al mondo del lavoro. Mentre una grossa fetta dell’umanità verrebbe mantenuta in vita grazie ad un salario di sussistenza che la renderebbe subalterna al volere dell’altra fascia. Spaccando così definitivamente l’umanità in ricchi e poveri. Uno stato civile, se vuole continuare ad esserlo, ha il dovere di risolvere il  dramma del lavoro. Come recita l’articolo 1 della Costituzione :” L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”.

Ci vuole forza e tanto coraggio per uscire da quella condizione psicologica in cui ci relega la crisi che stiamo vivendo. Nonostante tutto la storia insegna che l’essere umano ha tante di quelle risorse per riuscire a trasformare i problemi in opportunità . A Marinaleda ce l’hanno fatta . In un piccolo paese dell’Andalusia la disoccupazione è stata sconfitta da alcuni anni. Gran parte degli abitanti di Marinaleda lavorano presso la cooperativa agricola del posto.

Da quando nel 1979 Juan Manuel Sánchez Gordillo ha vinto le elezioni la comunità locale ha sostituito la competitività con la cooperazione e nel 1992, dopo tanti tentativi, si è impadronita dei campi fino ad allora in mano a dei latifondisti, realizzando così l’obiettivo di consegnare la terra a chi la lavora. Il piccolo comune andaluso si è sostenuto basandosi sul socialismo storico. Certo non è facile vivere a Marinaleda. Il lavoro nei campi è parte integrante di un sistema che non tutti accetterebbero, ma che al momento sta dando i suoi frutti. Da alcuni anni la crisi si sente anche in quella comunità, eppure i prodotti agricoli di Marinaleda continuano ad arrivare sulle tavole della Spagna e dell’Europa.

Nonostante i nostri governanti da qualche anno ci promettano una serie di ricette miracolose per uscire dalla crisi, dall’Andalusia ci mostrano che nel sostituire la competitività con la cooperazione si vince tutti. Il modello Marinaleda rimane legato ad un piccolo contesto e la rigidità che lo caratterizza, forse, non lo rendono adatto per essere replicato a livello nazionale, ma ci mostra che la cooperazione è l’ingrediente giusto per rendere gustosa una ricetta possibile per dare dignità a tutti.

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