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Slot per bambini, è boom anche in Italia

Schermata 2014-02-26 a 15.13.30Sono colorate, luccicanti, fanno rumori strani, a volte somigliano a dei flipper o a delle strane macchine spaziali, sono le “ticket redemption”, l’ultima trovata per attirare bambini e adolescenti.

Nate e diffuse nei paesi anglosassoni circa una trentina di anni fa, le “ticket redemption”, sono arrivate in Italia nel 2002 e in una decina di anni hanno conquistato le sale giochi dell’ italico stivale, ma non solo, stando attenti le possiamo trovare nei bar, negli spazi ricreativi dei cinema multi sala, nei centri commerciali e on line, con una ventina di app per bambini su circa 2200 app categorizzate slot.

Sono passati i tempi di biliardini e video giochi, ora la novità sono le scommesse per bambini, ma attenzione a chiamarle così, meglio usare l’inglese, va più di moda e da un sapore più innocuo alla questione.

Ma come fanno queste slot machine “soft” ad attrarre così tanti piccoli giocatori?
Il sistema è semplice, si garantiscono premi di diversa natura, dal portachiavi al gadget fino al tablet, basta inserire le monete e cimentarsi in giochi di abilità che ricordano quelli della pesca del luna park o di un flipper.
Al termine della partita viene erogata una sequenza di ticket colorati con i loghi più originali, i biglietti, se introdotti nel distributore con i premi in palio, costituiscono un parziale affrancamento del prezzo dell’oggetto.
Il meccanismo è quello tipico delle scommesse dove il gestore guadagna perché il giocatore investe di più rispetto al valore effettivo del premio.

I numeri stimati degli utenti fanno girare la testa, anche perché pare che dalle prime apparizioni delle “redemption” siano stati venduti in dieci anni circa 15 mila apparecchi per un fatturato che si aggira intorno ai 30 milioni di euro.

Per chi non l’avesse capito, il rischio principale o effetto collaterale del gioco d’azzardo, anche se ben camuffato, è la dipendenza; l’ultima ricerca del C.N.R. parla chiaro e riporta che uno studente su due, alle scuole superiori ha giocato d’azzardo e nel 9% ci sono segni di dipendenza.
Il problema non si ferma qui, perché sembra che si stia velocemente sdoganando anche il concetto di genere legato all’azzardo, infatti le donne non sono meno colpite dal fenomeno, anzi arrivano ad esservi interessate con una percentuale molto vicina a quella degli uomini.

Si può tranquillamente affermare che oggi l’industria del gioco d’azzardo ha superato ogni limite e anche se spesso assume diverse forme, è sempre più accettata culturalmente.
Purtroppo fra chi ne fa le spese, ci sono anche i bambini.

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