Attualità, Cultura, Tecnologia

Smart! Smart! Smart! Smart!

Nessuno ha prospettato ai cittadini, fino in fondo, che cosa avrebbe implicato l’attribuzione di “smart” alle nostre città in termini di Umanità, Salute, Evoluzione Spirituale, Evoluzione Culturale, Libertà e Democrazia.

L’intelligenza senza cuore è stata, è e sarà sempre pericolosa per la Vita.

Un anziano sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti un giorno ebbe a dire dei suoi aguzzini: “Erano uomini normali, intelligenti, come noi”.

Abbiamo ripetuto il mantra della Smart City con il provincialismo acritico che ci contraddistingue, anche perché, ridotte in miseria, le nostre amministrazioni locali, non sempre in mala fede, hanno avuto fame di accedere ai fondi europei che sono caduti a pioggia sulle loro teste a fronte di questo progetto, senza coglierne il senso, i veri obiettivi e senza riuscire a collegarne i tasselli.

Ci siamo ritrovati in città con il manto stradale che continua ad essere sconquassato a causa del posizionamento della fibra ottica, presentata come la soluzione “pulita”, mentre il vero obiettivo era la sua sinergia funzionale al 5G.

Non ci siamo resi conto che, dall’aria che respiravamo all’ acqua, al suolo, a ciò che immettevamo nel nostro organismo, di nostra sponte o non, tutto era predisposto per ottimizzare al meglio la realizzazione di questo progetto, minando inesorabilmente la nostra integrità psico-fisica.

Non ci siamo resi conto di come la Scuola, anch’essa impoverita dal punto di vista finanziario, stesse cambiando pelle, sempre più assimilata all’azienda anche dal punto di vista terminologico (dirigente scolastico, crediti, debiti, ad es.), di nuovo sotto la spinta delle linee guida europee, verso la sua digitalizzazione esasperata, meno sicura dal punto di vista dell’impatto sulla salute, favorita dall’autonomia scolastica; verso programmi volti a fornire riferimenti identitari nuovi e lontani dalla nostra cultura; verso ritmi e metodologie ben lungi dai principi basilari della Pedagogia applicata alla Didattica; verso un approccio competitivo che nulla aveva a che fare con i principi fondanti di promozione umana e culturale nella più alta accezione.

Non ci siamo resi conto di come il ruolo della Famiglia venisse sempre più affievolendosi non sulla spinta del fisiologico gap generazionale ma su sollecitazioni esterne al mondo giovanile; di come si volesse screditare l’affidabilità e il senso di responsabilità genitoriale tanto da richiedere congegni elettromagnetici “anti-abbandono”, ad esempio.

Non ci siamo resi conto di come venisse minata la nostra stessa capacità di intervenire politicamente sulla realtà attraverso la creazioni di schieramenti fantoccio, specchietti per le allodole, che davano solo l’illusione del cambiamento ma che, sostanzialmente, erano solo maschere del pensiero unico dominante, tutte volte a catalizzare e neutralizzare il dissenso popolare.

Ma siamo ancora in tempo se nel nostro cuore sentiamo l’urgenza di andare controcorrente e di risalire alla fonte della Vita stessa. Vuol dire che siamo chiamati a seminare perché il Bene continui la sua opera salvifica.

Articolo di: Marinella Giulietti per Commissione R.I.P. Scie chimiche e Geoingegneria

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