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Solo il 4% degli oceani è protetto

sky-264778_640Secondo uno studio dell’università canadese Columbia Britannica in tutto il mondo solo il 4% degli oceani è protetto.

Ovvero, il 4% degli oceani di tutto il mondo è protetto dall’uomo rispetto alle attività umane, che ricordiamolo, sono la principale causa del declino, neanche così lento, dell’ambiente di cui facciamo tutti parte.

L’inquinamento e lo sfruttamento indiscriminato del patrimonio naturale, che si traduce in attività come la pesca, e le trivellazioni, molto spesso non prevedono criteri che tengano conto della salvaguardia della vita. In questo triste panorama, in cui solo il 4% degli oceani è protetto, va poi specificato che solo nello 0,5% c’è anche il divieto di pesca e di trivellare il sottosuolo.

La questione è sicuramente grave, e per far fronte a questa miseria è stato preparato un piano dalle Nazioni Unite che prevede di alzare la percentuale delle zone protette arrivando al 10% entro il 2020. Zone in cui le estrazioni di petrolio e gas saranno vietate, e dove si dovrà garantire che l’ennesimo accordo fra uomo e natura venga rispettato.

Anche Barack Obama si sta muovendo in tal senso, avendo recentemente annunciato che verranno create due nuove riserve marini in Maryland e nel Wisconsin, mentre in Cile il governo ha reso pubblica la volontà di creare al largo dell’Isola di Pasqua quella che diventerà la terza area marina protetta più grande del mondo.

La Nuova Zelanda poi, ha deciso di creare una zona protetta di 620mila km quadrati e anche in Antartide si sta pensando di delimitare quattro riserve marine.

Tuttavia anche se l’istituzione di aree in cui garantire la sicurezza della biodiversità è un’azione importante, il problema rimane ancora presente, trattandosi a mio avviso, dell’inquinamento delle coscienze umane che non sono in grado di rispettare e curare il patrimonio naturale del pianeta che ci ospita.

Può sembrare un discorso poco concreto ma in realtà lo è molto più di mille proclami o slogan politici. La verità è che non riusciamo a farla finita con modelli di sviluppo non sostenibili perché siamo avidi e schiavi di un condizionamento che ci impedisce di iniziare proprio ora, in questo preciso momento, ad avere uno stile di vita più consapevole.

Le politiche sociali ed economiche di cui siamo noi stessi vittime sono il riflesso di ciò che siamo, ecco perché tolleriamo l’avidità e la violenza verso la vita, per il semplice fatto che riteniamo accettabile l’avidità e la violenza, e comunque non riteniamo così importante che solo il 4% degli oceani di tutto il mondo è protetto, altrimenti avremmo già agito in quanto umanità.

D’altro canto, la mediocrità con cui ci rapportiamo nella nostra quotidianità ad infinite cose è davvero un fare le cose a metà, quindi potrebbe anche bastarci che qualche politico ci rassicuri usando delle percentuali, ma se nel caso volessimo farla finita con l’inquinamento, e la morte degli ecosistemi in nome del consumo industriale, dobbiamo iniziare ora una rivolta interiore per conquistare la libertà da quei condizionamenti che ci fanno accettare l’inaccettabile.

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