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Tim Cook in difesa dei dati online: Il n 1 di Apple contro Google e Facebook

Tim Cook, CEO di Apple, ha recentemente attaccato Google e Facebook in merito alla gestione dei dati utenti da parte dei due colossi della rete.startup-593324_640

“Mi sto rivolgendo a voi che venite dalla Silicon Valley, dove alcune delle società più importanti e di successo hanno costruito il loro business cullando i clienti con false rassicurazioni sulle informazioni personali. Stanno divorando tutto quello che sanno su di voi per cercare di monetizzare. Riteniamo che sia sbagliato, Apple non vuole essere una società di questo genere”.

Ecco come, secondo quanto riportato dai quotidiani italiani, l’attuale n 1 della internazionale mela morsicata ha fatto il punto rispetto all’attuale situazione, in cui, secondo Cook, essendo gratuiti e apparentemente innocui, Google e Facebook stanno compiendo una vera e propria opera di gigantesca acquisizione di dati sensibili dei loro utenti.

Ma non solo, Cook ha sottolineato anche l’evidente e sottovalutata realtà delle innumerevoli fotografie che, attraverso servizi di archiviazione o più semplicemente per avere qualche like virtuale, vengono immesse in rete ogni giorno, e di cui si rinuncia così alla privacy.

Certo esistono sia su Google che su Facebook impostazioni della privacy sulle immagini, ma volendo essere concreti, personalmente pensando a queste tematiche sembra quasi di navigare un po come quei sommozzatori che si sentono sicuri a nuotare in mezzo agli squali, quando i pesce cane sono sazi, naturalmente.

A parte lo sdegno di Cook, che secondo quanto riportato dai giornali, si traduce abbastanza velocemente in un paragone fra il modello di business di Apple vs Google e FB, è sicuramente indubbio che quanto ha sottolineato è importante, tuttavia non limiterei il campo ai suoi diretti concorrenti in affari.

Molte delle piattaforme attraverso cui possiamo muoverci fra le diverse potenzialità della rete stanno, attraverso una serie di meccanismi, psicologici e non, raccogliendo una enorme mole di dati e immagini sensibili degli utenti: perché? Va tutto bene? La responsabilità è da attribuire solo ed esclusivamente ai singoli?

Fermiamoci un istante e chiediamoci cos’è la nostra vita e come ci rapportiamo con il mondo, noi stessi e gli altri on line; siamo davvero sicuri di sapere quello che facciamo?

Basterebbe porsi seriamente questa domanda per una radicale inversione di tendenza e un riequilibrio rispetto a questa falsa libertà di espressione basata sul condividere dati in un universo di cui riteniamo di avere il controllo ma che ovviamente, come dimostrato anche dalle sperimentazioni condotte da un celebre Social Network sui suoi utenti attraverso algoritmi così da controllare stati emotivi e manipolare vendite economiche, non è così.

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