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Trovato l’antidoto al traffico dei virus e all’affare dei vaccini

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L’indagine segreta dei Nas segnalata dall’Espresso fa venire i brividi. Virus venduti per posta, la scienza piegata agli interessi delle aziende e i pericoli per la salute pubblica sembrano gli ingredienti di un trailer che promuove un film in uscita. Invece, secondo il giornalista Di Lirio Abbate, alcune intercettazioni ambientali provano che il traffico di virus è avvenuto tra il 1999 e il 2005. L’inchiesta della procura di Roma tira in ballo il nome di quaranta persone, tra le quali spiccano la scienziata, e deputata, Ilaria Capua e il marito.

La virologa, per il momento, smentisce seccamente ogni addebito e dichiara di aver contribuito, con il vaccino messo a punto per l’ Istituto Zooprofilattico Sperimentale, a salvare dall’abbattimento milioni di polli. Vedremo cosa dirà la magistratura a riguardo. Se le anticipazioni giornalistiche venissero confermate, l’ indagine dell’Arma avrebbe messo a nudo una realtà inquietante sull’affare delle pandemie. Il business dei vaccini è in costante aumento, in Italia soltanto per quelli antinfluenzali è stimato intorno ai 50 milioni l’anno, e le aziende per assicurarsi l’invenzione e la commercializzazione degli antidoti ai ceppi patogeni tenterebbero di evitare le misure di sicurezza sanitaria, stringendo accordi con scienziati compiacenti.

Secondo l’Espresso, gli investigatori ritengono che l’allarme pandemia del 2005, e non solo, sia stato gonfiato dai produttori di anti-influenzali. In Italia, in quegli anni , c’era la sensazione che il comportamento del Ministero della Salute fosse troppo “premuroso”.  Nonostante le pressioni dall’alto, non furono molti gli italiani che si fecero vaccinare. Tra l’altro una delle  categorie professionali che contò tra le sue fila il numero minore di vaccinati fu quella medica. Che avessero delle informazioni di prima mano? Milioni di dosi di vaccini comprati dal Sevizio Sanitario Nazionale a costi elevati finirono per scadere nello scaffale di qualche magazzino del Ministero oppure furono inviate in Africa nell’ambito di qualche progetto “umanitario”. Il tanto  decantato virus si rivelò, dopo qualche mese, un malanno contagioso meno pericoloso delle influenze a cui eravamo soggetti annualmente. Le casse dello Stato furono svuotate per un falso allarme.

Ancora una volta, i veri antidoti alle “cattive” prestazioni sanitarie sembrano essere la corretta informazione e il buon senso. Così il traffico dei virus e il business dei vaccini possono essere sconfitti. Comunque la correlazione tra i vaccini e i soldi apre altri interrogativi. Dato che negli Stati Uniti, dagli anni 90 al 2011, il governo ha certificato e risarcito un migliaio di casi di danni cerebrali prodotti da vaccino, non sarebbe meglio interrompere le vaccinazioni, fino a quando non verranno fatte delle indagini approfondite ? La questione della corretta informazione è vitale per la salute della democrazia partecipativa ma anche il buon senso può essere altrettanto importante.

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