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Umanità sempre più soppiantata dalle macchine

mL’umanità pare essere un inutile orpello del quale disfarsi appena possibile, infatti, sono sempre più le macchine che decidono per noi, tecnologia senza la quale ci sentiamo smarriti e minati nella nostra capacità di discernimento. Mi ha colpito al riguardo una notizia proveniente dagli Stati Uniti, dove proliferano le start-up che promettono, grazie ad un algoritmo, di reclutare i migliori per ogni tipo di impiego evitando pregiudizi e discriminazioni.

Naturalmente a compiere l’assunzione effettiva sarà poi un essere umano o presunto tale, ma la deriva che stiamo prendendo è quanto mai pericolosa. Ormai non si compie un passo senza avere una conferma tecnologica, ci si sente sempre meno sicuri delle proprie scelte, e questo va ad inficiare la capacità di discriminare. L’essere umano si fida sempre meno di se stesso e della propria individualità, tende a muoversi in branco, facendo sempre più fatica ad usare i 5 sensi.

La tecnologia va bene, tanto utile se usata con intelligenza, non dobbiamo quindi perorare la cultura Amish, i quali vivono come contadini e artigiani in campagne che tengono gelosamente libere dalle intrusioni della civilizzazione. Il problema è quando, questa tecnologia va ad intaccare la nostra umanità, erosa continuamente perché ritenuta una minaccia per forze aliene che vogliono possedere le coscienze, così da sospingerci a delegare le nostre scelte.

Tatto, udito, gusto, vista e olfatto rappresentano una tecnologia prodigiosa, cinque sensi che ci potrebbero consentire di indagare la vita con estrema consapevolezza, facendoli divenire un ponte per farci giungere a contatto con il sesto senso che, nella sua espressione migliore, rappresenta la nostra anima con la sua prerogativa di intuire in assenza di ragione. Capite che c’è chi gioca sporco, ritenendo i cinque sensi una scala capace di farci giungere al cielo della nostra anima, naturale che cerchino di segarne i pioli.

Usiamo pure la tecnologia, ma cerchiamo anche di non inibire i cinque sensi, i quali, se coltivati adeguatamente ci porteranno molto lontano, certamente distanti da quell’ignoranza nella quale vorrebbero che annegassimo.

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