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Un clochard ruba 4,07 euro ed è punito con 160… dura lex, sed lex

Giudici popolari_54_5463In un Paese dove un certo Berlusconi, animato dal più totale disinteresse, ha introdotto e reso legale il falso in bilancio, un trentenne clochard di origine ucraina, che era stato denunciato per essersi appropriato di una confezione di wurstel e di 2 pezzi di formaggio in un supermercato genovese, per un totale di 4,07 euro, si è visto confermare in appello la pena a 6 mesi di carcere (con la condizionale) dal tribunale del capoluogo ligure; i giudici hanno anche confermato la multa di 160 euro già inflitta in primo grado.

Niente paura, i nostri prodi parlamentari si stanno adoperando per eliminare questa iniqua legge, almeno questa può essere la sensazione leggendo distrattamente i giornali, invece no, al posto di un bel tratto di penna che vada a cancellare questo obbrobrio, stanno “litigando” su come mantenerla stabilendo una percentuale da affibbiare come multa a coloro che la disattendono.

Mettiamo che decidano per il 3%, e che il falso in bilancio abbia interessato un capitale di 1 milione di euro, la pena da pagare sarebbe di 30mila euro… mi sembra veramente un “bella botta” da affibbiare all’evasore, proprio un bel deterrente perché ciò non accada più in futuro.

Basterebbe invece che la legge si comportasse con questi evasori come si è comportata con il clochard di origine ucraina, il quale dopo aver rubato 4,07 euro si visto affibbiare una multa superiore a 40 volte la cifra rubata. Non male questo stato sempre forte con i deboli e debole con i forti di cui è il braccio. Per mantenere una certa coerenza si potrebbe condannare il clochard ucraino a versare il 3% della sua “evasione”, intimandolo di pagare 0,1221 euro.

I reati per i potenti cadono spesso in prescrizione, a causa di lungaggini create ad arte dovute a cavilli cavillosi dei principi dei fori, mentre per il clochard ucraino nessuna pietà, l’ordine deve essere ristabilito, e non si può rischiare una deriva pericolosa, agendo con mano ferma proteggendo le generazioni future che non debbono essere contaminate.

Che dire, l’episodio del clochard ucraino che risale al novembre 2011, aveva “stimolato” il procuratore generale, Antonio Lucisano, il quale aveva chiesto la derubricazione del reato in “tentativo di furto spinto dalla necessità”, con la condanna a 100 euro di multa. Invece no, la legge è la legge, un po’ meno uguale per qualcuno che sono i più.

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