Venti di separatismo in Ucraina

Kiev verso sera

Kiev verso sera

La difficile situazione economica dell’Ucraina e il rischio di secessioni preoccupano l’Unione Europea ed il presidente della commissione europea Jose Manuel Barroso ha ribadito l’impegno europeo per evitare il collasso ucraino. La Russia, ha aggiunto Barroso, lavori con noi per garantire l’unità dell’Ucraina affinché divenga un elemento di stabilità.

La situazione economica ucraina è al collasso e non aiuta la decisione di Mosca di bloccare i 15 miliardi di dollari promessi prima della caduta del governo dell’ex presidente Yanukovich. Il governo provvisorio di Kiev ha chiesto al Fondo Monetario Internazionale aiuti immediati per 35 miliardi di dollari, anche se al momento ne potrà ricevere solo 20 miliardi di euro. Diviene facile intravedere in tutto questo il bisogno che i paesi collassino per poi inevitabilmente cadere nelle mani degli usurai

In questo difficile quadro, la Russia sta usando una aggressiva strategia economica per tentare di mantenere il controllo sul governo ucraino. Gli Usa non hanno appoggiato formalmente il governo provvisorio, chiedendo un esecutivo tecnico che traghetti il paese a nuove elezioni. Il presidente ad interim Oleksandr Turchinov ha promesso un “governo del popolo” e ha chiesto alla Russia di rispettare la svolta filoeuropea di Kiev.

Intanto la Commissione elettorale ha dichiarato ufficialmente aperta la campagna elettorale per le presidenziali del 25 maggio, l’unico che fino a questo momento si è candidato alla presidenza dell’Ucraina è l’ex campione del mondo Vitali Klitschko, esponente dell’opposizione.

Preoccupa ancora la situazione nei territori ucraini più direttamente influenzati dalla Russia. Turchinov ha lanciato l’allarme sui “pericolosi segni di separatismo” emersi in alcune aree della repubblica ex sovietica dopo la destituzione del suo predecessore, il rischio è ora quello di una sorta di balcanizzazione del paese.

La penisola della Crimea appartenente all’Ucraina è in fermento e pervasa da pulsioni separatiste. Questo territorio è una repubblica autonoma, e si trova sulla costa settentrionale del Mar Nero dove Mosca mantiene a Sebastopoli una base della sua flotta. Un gruppo radicale, a cui testa vi è Guennadi Bassov, sostiene l’annessione della Crimea alla Russia, ed in questi giorni sta avendo molta cassa di risonanza.

L’eventuale separazione ha un significato molto diverso per le due diverse anime del Paese, infatti le regioni occidentali guardano all’Europa, e sono infatti le più vicine ai dimostranti delle strade di Kiev.

Dall’altra parte della cartina geografica, a Est e a Sud invece le province ucraine sono le più vicine alla Russia, dal punto di vista linguistico ed economico. Sono la base industriale del Paese da cui provengono il presidente Viktor Yanukovich e gli oligarchi che lo appoggiano. A Mosca potrebbe così piacere un’idea lanciata da Serghej Glazjev, consigliere del Cremlino: la trasformazione dell’Ucraina in una federazione che affidi più poteri alle regioni. Quelle orientali li potrebbero usare, per cominciare, per aderire all’Unione doganale con la Russia.

Intanto, come citato oggi da repubblica.it, oggi numerosi manifestanti hanno chiesto a Sebastopoli, in Crimea, l’intervento di Mosca con slogan come “Russia noi siamo tuoi figli”. Un blindato russo è arrivato in piazza Nakhimov, nel centro della città. Secondo la tv russa in lingua inglese Russia Today, altri mezzi blindati sono stati visti nelle vie principali all’ingresso della città.

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