Alimentazione & Stile di vita, Attualità, Cultura, Home, Notizie

Videogames ai tempi del covid-19: riappropriarsi del proprio corpo e della nostra socialità

Batte la luna soavemente
di là dei vetri
sul mio vaso di primule:
senza vederla la penso
come una grande primula anch’essa
stupita
sola
nel prato azzurro del cielo.

Antonia Pozzi (poetessa) descrive una sera d’aprile. E in appena qualche verso snocciola la solitudine, una primavera presente, ma lontana. I vetri di casa che diventano barriera invalicabile. E dal 1931 al 2020 è un attimo. La primavera la vedremo, se va bene, l’anno prossimo. Ma arrivarci all’anno prossimo! E sopratutto: come ci arriveremo? In un periodo in cui ci stiamo dolorosamente abituando a non uscire di casa e le primule a vederle su whatsapp, grazie ai pochi fortunati che vivono in campagna e che le condividono dal giardino, stiamo cercando di non perdere il ritmo quotidiano; per farlo ci accartocciamo davanti ad uno schermo, chi per studio chi per lavoro.

Ora… buon senso gente! Se da sportivo alleno molto le gambe, compenserò in seguito con altri esercizi per farle riposare e dedicarmi ad altri muscoli. Se a pranzo mi sono abbuffato di dolci, magari a cena mi concedo altri nutrienti. Se sono obbligato ad abbuffarmi di video, cerco di uscire dallo schema sdraiato-seduto-sdraiato tra letto e computer e magari faccio qualcosa che stimoli la mia intelligenza e anche il mio corpo!

A quanto pare per l’OMS (Organizzazione Mondiale per la Sanità) questo principio di coerenza e equilibrio non vale per tutto. Proprio ora in piena campagna #iorestoacasa, i nostri amici dell’OMS ci rilanciano un #PlayApartTogheter (1) in collaborazione con alcune case di produzione di videogiochi, promuovendo il potere terapeutico durante la quarantena del gioco virtuale. Come se fossimo già abbastanza a rischio di isolamento, disturbi del comportamento e distacco dalla realtà legato a modelli sociali finti ed esasperati, obesità, diabete, sindromi posturali gravi… per citarne solo alcuni.

E così, tra un caffè virtuale ed un aperivideo, noi psicologi, perversi per natura, ci siamo chiesti cosa ci sfuggisse… Ma scusate?! Ci alziamo al mattino e prima del capuccino controlliamo Instagram, Facebook, mail, mail di lavoro, programma scolastico del figlio, Whatsapp, Zoom. Tutto da seduto (magari gobbo), a rischio di tunnel carpale e miopia grave (e non solo) e tu OMS, che ti fai garante della mia salute, mi dici che nel tempo libero che mi rimane, posso finalmente coltivare la mia l’intelligenza davanti allo schermo (ancora!?) per edulcorare e facilitare l’isolamento sociale e per promuovere misure di profilassi e sicurezza, volte a far crescere la consapevolezza di noi che restiamo a casa; il suddetto progetto mira addirittura a mostrare il valore didattico e funzionale dei videogiochi nel superare questo grande momento di crisi.

Tutto questo, appena tre anni dopo che la stessa OMS ha incluso la dipendenza da videogioco tra le nuove dipendenze, decretandola un vero e proprio disturbo.(2), (3)

In sostanza, le stesse ragioni che hanno fatto suonare i campanelli di allarme elencate all’epoca da Vladimir Poznyak, ora diventano d’un tratto pregio.

Ma noi non siamo cambiati. Siamo solo un po’ meno in forma fisicamente e con occhi e cervello spossati dalla scorpacciata da video. Come possiamo proporre ai nostri figli ancora dei videogiochi?

Uno dei problemi delle dipendenze è che all’inizio non te ne accorgi. Non ti accorgi che salti su per un non nulla quando ti manca la tua « droga ». O magari si ma lo trovi giustificato. E poi sei in gabbia. È stato provato (dall’OMS stesso) che i videogame sono attività a rischio di dipendenza se si supera una soglia, anche bassa, di tempo giocato. Come il bere. Come la droga. Come il fumo. Spingeresti tuo figlio a fare una di queste attività?

Sappiamo grazie a recenti studi che i videogiochi aiutano, seppur magari in maniera differente dal gioco reale, a potenziare le aree cerebrali deputate all’attenzione -rendendole più efficienti e reattive agli stimoli- e le aree cerebrali connesse alle abilità visuo-spaziali, come l’ippocampo destro (4). Ma questi benefici, spulciando tra le varie ricerche, sono correlati all’utilizzo di un’ora di gioco a settimana, che non è certo il tempo raccomandato al momento dall’OMS.

Piaget (5) ci ricorda che lo sviluppo individuale nel suo complesso è legato all’adattamento al mondo esterno (legato al movimento a ai 5 sensi) e allo spazio sociale (fatto di iterazioni e relazioni). E’ facile capire quanto nel videogioco e nella realtà virtuale, il movimento si estranei dal proprio corpo (per alienarsi ad un corpo sintetico) e dalle sue possibilità fisiche, così come la fisica della realtà virtuale risulta scollegata da un’ esperienza reale; simulazione tanto più pericolosa quanto più il virtuale è percepito verosimile al reale. I videogiochi più realistici, che “ingannano” il cervello convincendolo che sta facendo una cosa per davvero, ci mettono nella condizione di pensare di aver veramente fatto e agito in un certo modo, ma rimane appunto un inganno.

In un momento in cui la mancanza di socialità e relazione ci pare, per certi versi quasi più pericolosa del virus stesso, incrementare l’utilizzo delle tecnologie digitali sembrerebbe più uno scivolone che un consiglio oculato.

Perché non puntare su giochi che stimolino il rinforzo muscolare, la coordinazione occhio mano (e quindi che vadano al di là del « cliccare »), il senso del tatto, etc…?

Basta poco. Matite, fogli, un corpo, un pavimento, una stanza… veri! Perchè non improvvisare lezioni di cucina, giochi di ruolo e laboratori fotografici rudimentali? Attività che coinvolgano la dimensione umana in tutta la sua interezza, perché questo siamo, corpo mente ed emozioni.

Dove finisce se no il piacere del fare? Di sentire il proprio corpo vivere ogni volta che ho portato a termine un movimento che prima non riuscivo a fare e di sentirlo cambiare e rafforzarsi poco a poco? Come costruisco ricordi vivi se ho solo una vista sintetica a disposizione? Come metto insieme odori, colori, forme e quel magnifico senso del tocco che non é solo esterno, ma anche un tocco interiore che mi fa familiarizzare col mio corpo da dentro?.

Per fare tutto questo, ci vuole un corpo che diventa intelligente nello spazio e uno spazio che fa diventare intelligente il mio corpo, legato alla mia testa e alle mie emozioni. Devo sapere cosa si prova a cadere, a scottarsi e al limite a rompermi un ginocchio; per imparare a diventare migliore e fare faccia alla sofferenza, ma anche gioire del risultato, di avere saltato un po’ più in alto e sentirlo il giorno dopo nei muscoli delle gambe.

Molte tra le più grandi menti nell’ ambito dello sviluppo psico-motorio (in cui è considerata anche l’intelligenza) hanno sottolineato l’importanza del corpo e della sua interazione con l’ambiente fisico e sociale. Ma non perché magari all’epoca degli studi i videogiochi non erano stati inventati, quanto piuttosto perchè noi siamo corpi. Abbiamo ad esempio un corpo fisico per muoverci e un corpo sociale che ci mette in relazione con gli altri e con noi stessi. Ma per favore non mettiamoci a prediligere un corpo sintetico che, in sostanza, fa cose che non sappiamo fare nella realtà, muovendoci in un ambiente fittizio in mezzo ad avatar inventati.

Secondo Montessori, il gioco deve essere volontario, spontaneo e soprattutto piacevole e permettere ai bambini di espandere la propria creatività, sviluppare competenze linguistiche e sociali e abilità fisiche, imparare a risolvere problemi emotivi; dall’altro lato, i giocattoli dovrebbero insegnare ai bimbi a capire come funzionano le cose, sviluppare nuove idee, insegnare loro a misurare i livelli di forza, sviluppare l’immaginazione, risolvere problemi e imparare a stare insieme e a collaborare con gli altri.(6)

Wallon (7) dice che il dialogo del proprio corpo con l’ambiente è alla base delle relazioni verbali, soprattutto nell’infanzia.

A forza di non dialogare più con l’ambiente attraverso il corpo finiremo per non ricordarci più come fare. Se al primo segnale di noia accendo il computer, spengo la creatività che ha sempre permesso al bambino di inventare nuovi giochi, scoprire ed esplorare e la creatività è intelligenza.

Proprio ora è importante alimentare il nostro schema corporeo, fatto di sensazioni tattili, visive, muscolari e viscerali e di quello che l’ambiente circostante e gli altri ci rimandano ( Schilder 1935 (7)) e che risulta determinante per lo sviluppo l’organizzazione e l’equilibrio della persona (Pick, Vayer 1965 (7)). Diamo la possibilità ai nostri giovani e a noi stessi di vivere il nostro corpo, prendiamoci cura di lui e impariamo a conoscerlo. Conosceremo noi stessi, ci stupiremo di cosa sappiamo creare e, come ricorda Bucher, sapremo fare faccia ad eventuali delusioni quando le aspettative sulle nostre capacità e fattezze vengono tradite, imparando a gestire frustrazione e problemi di autostima.

Senza arrivare alla patologia conclamata (digital-gaming o video-gaming), non sarebbe stato meglio divulgare due righe su come proprio a causa della situazione in cui il computer domina, i genitori dovrebbero pensare a facilitare giochi e attività che prevedano l’utilizzo del corpo ?

Esistono di sicuro attività che possano aiutare a vivere meglio in situazione di domicilio forzato senza far coincidere questo con l’isolamento e il distanziamento sociale. E sarebbe altresì auspicabile che queste possano e debbano essere comunicate e trasmesse dai tanti organi di comunicazione di cui disponiamo.

Senno’ sai la sorpresa quando nel videogioco sei un campione di calcio, ma dopo il confinamento non distingui più la gamba destra dalla sinistra?

Articolo di: Antonio Faroppa e Valentina Beni per Commissione RIP SCIENZA

Riferimenti

(1) https://www.tgcom24.mediaset.it/mastergame/news/coronavirus-loms-dichiara-i-videogiochi-unutile-terapia-durante-la-quarantena_16714032-202002a.shtml

(2) https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/stili_di_vita/2018/06/18/dipendenza-da-videogiochi-per-oms-e-malattia-mentale-_267c144c-fb32-4c1f-a435-17f899edc18f.html

(3) https://www.google.com/amp/s/www.corriere.it/tecnologia/19_maggio_28/gaming-disorder-l-oms-dipendenza-videogiochi-ufficialmente-malattia-94e89774-808d-11e9-b3e5-8dab4c79b116_amp.html

(4) https://www.ok-salute.it/psicologia/giovani-e-adolescenti/videogame-gli-effetti-negativi-e-quelli-positivi/

(5) https://www.fondazionemontessori.it/

(6) PIAGET J.; La nascita dell’intelligenza nel fanciullo, Firenze, Giunti-Barbera universitaria, 1968

(7) BOLLEA G; La pratica psicomotoria, Armando editore

Share this Story
Load More Related Articles
Load More By RIP - MRU
Load More In Alimentazione & Stile di vita

Check Also

Richiesta di audizione alle istituzioni del 19 novembre 2018

Di seguito riportiamo il testo della lettera appena ...

Cerca

Facebook