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Una voragine si porta via le case di una favela vicino allo stadio dove oggi gioca l’Italia, tranquilli nulla impedirà il business dei mondiali di calcio 2014

protesto (1)Il calcio è una festa ci dicono, capace di riunire popoli di religioni diverse, un ponte attraverso il quale colmare le distanze. Secondo me non è così, anzi esattamente il contrario, perché ad essere salvaguardati sono solo gli interessi personali, e lo “sport” serve solo a mascherare l’avida voracità di chi mette in piedi questi eventi a scapito del bene comune.

Il Brasile aveva ed ha problemi ben più seri rispetto alla necessità di ospitare i mondiali di calcio 2014, ed è molto più che simbolica la voragine che si aperta alcuni giorni fa a circa 4 chilometri dallo stadio di Natal, dove fra poche ore i “nostri” campioni della pedata si confronteranno con gli uruguagi.

È accaduto nella favela di Mae Luiza, dove una enorme voragine si è già portata via le case di 100 famiglie, con il risultato che moltissime persone sono sfollate. Ma chi se li fila questi, il mondiale di calcio 2014 deve andare avanti, the show must go on, visto che rappresenta solo un particolare nel lucroso ingranaggio di questo evento. Ma tranquilli la partita non corre rischi, e l’italico ardore pallonaro non potrà essere annacquato da questa tragedia.

Le proteste non mancano, ma se ne parla poco, il tutto soffocato dalle ridondanti parole che con enfasi raccontano questo evento di portata mondiale. La disperazione della gente del luogo aumenta sempre più, piangono e protestano, e le autorità cosa fanno? Continuando a temere proteste, schierano ad ogni incrocio la polizia in tuta mimetica e con le armi in pugno.

Si sa come vanno queste cose, grandi quantitativi di denaro che si perdono in mille rivoli, ne conseguono ritardi dei lavori, fatti male e frettolosamente anche a scapito di vite umane, perché le risorse sono ormai divenute insufficienti e il tempo è tiranno. Niente paura, quello che non riusciranno a “mangiare” per questi mondiali di calcio 2014, potrà avvenire nelle prossime Olimpiadi che si terranno in Brasile nel 2016… la prima lama tira fuori il pelo, mentre la seconda lo taglia.

La disumanità val bene il profitto, un esempio per tutti lo sfratto che i residenti della favela Metro/Mangueira, hanno dovuto subire a causa della fretta di portare a termine il cantiere nei pressi dello Stadio Maracana. Quaranta famiglie sono state sfrattate dalle proprie abitazioni, in attesa dell’assegnazione dell’alloggio popolare dove trasferirsi. Peccato che le case non fossero ancora pronte, quindi disagi su disagi, ma che importa, ciò che conta è che i riflettori illuminino i nostri “idoli”.

Sicuramente questi eventi “sportivi” sono scelti con cura e trasparenza, visti gli intrallazzi denunciati, tanto per citare gli ultimi esempi: Europei di calcio 2012 assegnati a Polonia e Ucraina, Olimpiadi invernali 2014 assegnate a Sochi in Russia, Olimpiadi estive 2016 assegnate al Brasile, Europei di calcio 2016 alla Francia visto che un contentino a Platini presidente dell’UEFA, sempre in aspra lotta con Blatter presidente della FIFA bisogna pur darlo, Mondiali di calcio 2018 di nuovo alla Russia e i famosissimi Mondiali di calcio 2002 assegnati al Qatar, dove gli interessi devono essere veramente grandi visto l’alto numero di mazzette che sono state distribuite

Tutti eventi contornati da polemiche e brogli, continuamente avvallati dal bisogno di instupidire le coscienze, e da buoni pusher che hanno a cuore i propri clienti, le multinazionali continuano a foraggiare questa droga. Meglio non farci pensare, il divertimento prima di tutto, e che importa che tutto accada sulla pelle della povera gente privata della propria dignità.

Per esempio quando l’Italia tennistica andò in Cile nel 1976 a conquistare la tanto agognata insalatiera (Coppa Davis) avvallando il dittatore Pinochet, oppure nel 1978 quando l’italico pallone andò in Argentina malgrado la giunta militare di Jorge Videla, mentre il paese viveva con trasporto i mondiali di calcio, si consumava nei pressi degli stadi agghindati a festa l’Auschwitz argentino.

Niente paura, alle 18 di oggi Italia e Uruguay si sfideranno in ogni caso, troppi sono gli interessi in gioco, e che importa se intorno a loro la gente non ha i servizi essenziali, e alla quale basterebbe lo stipendio annuale di ogni singolo italico pallonaro per vivere per generazioni.

Ciò che conta è che lo spettacolo vada avanti, e che dita compulsive scrivano delle loro gesta, spalmando a livello planetario questo nulla che serve a coprire le nefandezze di chi ha il culo al posto del cuore. Affranchiamoci da tutto questo, togliamo loro i riflettori che illuminano il loro ego, smettiamo di considerarli modelli da imitare, stropicciandoci gli occhi per una loro giocata, oppure esclamando un oh sorpreso per una qualsiasi banalità da loro espressa.

Facciamo qualcosa di rivoluzionario alle 18, prendiamo per mano le persone che amiamo cercando di conoscerle ancora di più, coltivando quella scintilla d’amore che alberga in ogni cuore, capace di incendiare la vita… le nostre vite!

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